Custodi del vuoto
- alghisi003
- 22 ago
- Tempo di lettura: 1 min
Dal progetto Mare di Pianura

Due silos gemelli si ergono nella nebbia come antichi guardiani di un tempo che fu. Il campo arato, ancora privo di vita, si distende muto davanti a loro, come un foglio in attesa di parole. A sinistra, un edificio abbandonato trattiene l’eco di gesti quotidiani, di voci che il tempo ha inghiottito.
Tutto è sospeso, tutto tace. Eppure, nella desolazione apparente, questa fotografia ci interroga. Dove sono finiti gli uomini? Chi raccoglierà ora ciò che verrà seminato? I segni della presenza umana — linee sul terreno, aperture cieche nei muri, una scala che non porta più da nessuna parte — sono ciò che rimane.
Lo sguardo si ferma e ascolta: la nebbia non nasconde, rivela. Rivela la fragilità dell’illusione di permanenza. E ci ricorda che ogni costruzione, ogni opera dell’uomo, è destinata a svuotarsi se viene meno il senso, se viene meno il gesto.
Questa immagine è una soglia tra memoria e abbandono. Un invito a riflettere su ciò che lasciamo dietro di noi… quando smettiamo di abitare i luoghi.



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